Copertina dell'articolo con titolo e logo Hylocchio. Sullo sfondo, una donna che si copre gli occhi dal sole con una mano mentre è in spiaggia

Occhi secchi in estate

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Indice

L’estate è sinonimo di vacanze, giornate all’aria aperta e maggiore esposizione al sole. Per molte persone, però, coincide anche con un aumento di bruciore, arrossamento, sensazione di sabbia negli occhi, fastidio alla luce e visione meno nitida.

Non si tratta necessariamente di una semplice conseguenza della stanchezza: durante i mesi estivi numerosi fattori ambientali possono agire contemporaneamente sulla superficie oculare e favorire la comparsa o il peggioramento dei sintomi dell’occhio secco.

L’occhio secco è una condizione multifattoriale caratterizzata dalla perdita dell’equilibrio della superficie oculare e del sistema lacrimale.

I sintomi possono essere influenzati da instabilità ed evaporazione delle lacrime, infiammazione e alterazioni della sensibilità oculare (1).

In estate, sole, alte temperature, vento, bassa umidità, aria condizionata, cloro, salsedine e uso prolungato degli schermi possono sommarsi, rendendo gli occhi più vulnerabili (2).

Senza ripercorrere nel dettaglio la struttura del film lacrimale, già approfondita in altri contenuti, è utile ricordare un concetto essenziale: le lacrime devono rimanere distribuite in modo stabile sulla superficie dell’occhio. Quando evaporano troppo velocemente o la loro qualità si modifica, la protezione diminuisce e possono comparire bruciore, irritazione, lacrimazione riflessa e sensazione di corpo estraneo.

Raggi UV: un fattore da non sottovalutare

Quando si parla di protezione solare, l’attenzione è rivolta soprattutto alla pelle. Anche gli occhi, tuttavia, sono esposti alla radiazione ultravioletta.

La cornea e la congiuntiva sono tra le prime strutture oculari che incontrano la luce solare e un’esposizione intensa può provocare effetti acuti sulla superficie dell’occhio; la foto cheratite rappresenta l’esempio più noto di danno oculare causato da un’elevata esposizione agli UV (3).

Nel contesto dell’occhio secco, i raggi UV non devono essere presentati come un’unica causa diretta e isolata. È più corretto considerarli parte di un insieme di stress ambientali. La radiazione solare può favorire stress ossidativo e irritazione della superficie oculare; contemporaneamente, caldo, vento e aria secca accelerano l’evaporazione delle lacrime. Nei soggetti già predisposti, questa combinazione può tradursi in maggiore bruciore, fotofobia e discomfort.

L’esposizione non deriva soltanto dal sole diretto. Acqua, sabbia, pavimentazioni chiare e altre superfici riflettenti possono aumentare la quantità di luce che raggiunge gli occhi.

Per questo motivo la protezione rimane importante anche sotto l’ombrellone o nelle giornate parzialmente nuvolose.

Come scegliere gli occhiali da sole

La tonalità scura delle lenti non è, da sola, una garanzia di protezione. Ciò che conta è la capacità delle lenti di filtrare la radiazione ultravioletta.

È quindi opportuno scegliere occhiali conformi alle normative applicabili, acquistati attraverso canali affidabili e dotati di indicazioni chiare sulla protezione UV. Le montature ampie o avvolgenti possono offrire un vantaggio aggiuntivo perché riducono l’ingresso laterale della luce e proteggono anche dal vento.

Un cappello a tesa larga può integrare la protezione, soprattutto nelle ore centrali della giornata, al mare, in barca o in montagna.

Gli occhiali non sostituiscono però il buon senso: in caso di luce molto intensa è utile limitare l’esposizione prolungata e ricercare zone ombreggiate.

Caldo, vento e bassa umidità

Le alte temperature possono aumentare la velocità con cui le lacrime evaporano. L’effetto diventa più evidente quando il caldo è associato a bassa umidità o a correnti d’aria.
Vento, ventilatori e spostamenti in bicicletta o in moto espongono infatti la superficie oculare a un flusso continuo che può ridurre la permanenza delle lacrime.

Gli studi sugli stimoli ambientali indicano che vento, bassa umidità e aria condizionata sono tra i fattori riferiti più frequentemente come responsabili delle riacutizzazioni dei sintomi dell’occhio secco (4,5). Questo spiega perché il disagio possa comparire anche in persone che nel resto dell’anno non avvertono disturbi significativi.

Anche la disidratazione può contribuire al discomfort generale. Durante l’estate l’organismo perde più liquidi attraverso la sudorazione: bere regolarmente, senza attendere di avere molta sete, rappresenta quindi una buona abitudine. L’idratazione, da sola, non costituisce un trattamento dell’occhio secco, ma fa parte di uno stile di vita utile al benessere dell’organismo.

Aria condizionata: sollievo dal caldo, meno comfort per gli occhi

Casa, ufficio, automobile, treno, negozi e aerei sono spesso climatizzati. L’aria condizionata riduce la temperatura, ma può anche abbassare l’umidità e creare correnti dirette verso il viso. Il risultato è un ambiente in cui le lacrime possono evaporare più rapidamente.

In uno studio sulle attività quotidiane associate ai segni e ai sintomi dell’occhio secco, l’esposizione all’aria condizionata è risultata collegata ad alcuni disturbi visivi che miglioravano con l’uso di lubrificanti oculari (6). Il dato non significa che l’aria condizionata debba essere evitata completamente, ma suggerisce di utilizzarla in modo più consapevole.

In automobile è preferibile orientare le bocchette verso il basso o lateralmente, evitando che il getto colpisca direttamente gli occhi. In ufficio può essere utile cambiare posizione rispetto al flusso d’aria e fare pause regolari. Negli ambienti molto secchi, un adeguato controllo dell’umidità può contribuire a migliorare il comfort.

Piscina e cloro: perché gli occhi diventano rossi

Dopo un bagno in piscina è comune avvertire bruciore o osservare un arrossamento degli occhi. Il cloro e gli altri composti presenti nell’acqua possono interferire con la barriera della superficie congiuntiva e corneale. Uno studio condotto su nuotatori ha rilevato che l’esposizione all’acqua clorata senza occhialini può compromettere temporaneamente l’integrità dell’epitelio corneale, sostenendo l’utilità di una protezione durante il nuoto (5).

Gli occhialini riducono il contatto diretto tra acqua e superficie oculare e rappresentano la misura più semplice. È inoltre sconsigliato nuotare con le lenti a contatto, perché l’acqua può contaminare la lente e aumentare il rischio di irritazioni o infezioni. Dopo il bagno è preferibile non strofinare gli occhi, anche se prudono, e lavare il viso con acqua pulita.

Se il bruciore è lieve e transitorio, tende generalmente a diminuire dopo l’allontanamento dall’acqua. Dolore intenso, marcata sensibilità alla luce, secrezioni o riduzione della vista richiedono invece una valutazione medica.

Mare, salsedine e sabbia

Al mare agiscono più elementi contemporaneamente. La salsedine può provocare bruciore, il vento aumenta l’evaporazione delle lacrime, la sabbia può entrare nell’occhio e causare irritazione meccanica, mentre la luce riflessa dall’acqua accresce l’esposizione solare.

In presenza di sabbia o di una particella nell’occhio, strofinare può peggiorare l’irritazione. È meglio sciacquare delicatamente con acqua pulita o soluzione fisiologica. Se la sensazione di corpo estraneo persiste, è opportuno rivolgersi a un professionista sanitario, perché potrebbe essere presente una piccola abrasione congiuntivale o corneale.

Lenti a contatto durante l’estate

Chi utilizza lenti a contatto può percepire più facilmente secchezza e discomfort durante le giornate calde, ventose o trascorse in ambienti climatizzati. La lente modifica l’interazione tra lacrime e superficie oculare e può diventare meno confortevole quando le lacrime evaporano rapidamente.

È importante rispettare i tempi di utilizzo indicati, lavare e asciugare bene le mani prima di manipolare le lenti e non utilizzare acqua del rubinetto per pulirle.
In piscina, al mare o sotto la doccia è preferibile rimuoverle, salvo diverse indicazioni dello specialista e l’impiego di adeguata protezione.
Eventuali gocce oculari devono essere espressamente compatibili con le lenti a contatto.

Come proteggere gli occhi in estate

La gestione dell’occhio secco deve essere adattata alla causa, alla gravità e alle caratteristiche della persona. Le raccomandazioni internazionali includono modifiche ambientali, educazione del paziente e uso appropriato di prodotti lubrificanti, con preferenza per formulazioni prive di conservanti quando le applicazioni sono frequenti o la superficie oculare è particolarmente sensibile (7).

Le lacrime artificiali non sono tutte uguali: composizione, viscosità e compatibilità con le lenti a contatto possono variare. Per questo è utile chiedere consiglio all’oculista o al farmacista, soprattutto quando i sintomi sono ricorrenti o richiedono applicazioni ripetute.

Le buone abitudini dell’estate

Tre falsi miti

“Sotto l’ombrellone gli occhi sono completamente protetti”

Non del tutto. L’ombrellone riduce la luce diretta, ma acqua, sabbia e superfici chiare continuano a riflettere una parte della radiazione.

“Più la lente è scura, maggiore è la protezione”

Falso. Una lente molto scura senza adeguato filtro UV non garantisce una protezione efficace. La caratteristica determinante è il filtro, non il colore.

“Il rossore dopo la piscina è sempre innocuo”

Spesso è transitorio, ma non deve essere ignorato se persiste o si associa a dolore, secrezioni, fotofobia importante o calo della vista.

Quando consultare l’oculista

Un lieve fastidio occasionale può risolversi eliminando il fattore scatenante. È invece consigliabile sottoporsi a una valutazione quando i sintomi durano diversi giorni, compaiono frequentemente, interferiscono con le attività quotidiane o peggiorano nonostante l’uso di prodotti lubrificanti.

Dolore intenso, trauma, improvvisa riduzione della vista, secrezione abbondante, marcata sensibilità alla luce o sospetta presenza di un corpo estraneo richiedono una valutazione tempestiva. L’occhio secco può avere cause differenti e una diagnosi corretta permette di scegliere l’approccio più adeguato.

Conclusioni

Durante l’estate gli occhi non affrontano un solo fattore di stress, ma una combinazione di raggi UV, caldo, vento, bassa umidità, aria condizionata, cloro, salsedine e uso degli schermi. È proprio questa sovrapposizione a spiegare perché il discomfort possa diventare più evidente anche in persone che negli altri periodi dell’anno presentano pochi sintomi.

Proteggere gli occhi dal sole, evitare i flussi d’aria diretti, utilizzare gli occhialini in piscina, gestire correttamente le lenti a contatto e scegliere una lubrificazione adeguata sono gesti semplici ma importanti. Quando il disturbo persiste, il confronto con l’oculista rimane il modo migliore per comprendere la causa e proteggere la salute della superficie oculare.

Foto della dott.ssa Giulia Spadavecchia

Dott.ssa Giulia Spadavecchia | Oculista

Medico chirurgo specializzata in Oftalmologia, ha maturato la propria esperienza presso l’Università degli Studi di Siena, occupandosi di attività ambulatoriale e chirurgica in ambito oftalmologico. Leggi la biografia completa.

[1] Craig JP, Nichols KK, Akpek EK, et al. TFOS DEWS II Definition and Classification Report. Ocular Surface. 2017.

[2] American Academy of Ophthalmology (AAO) – Dry Eye Syndrome.

[3] Bron AJ, de Paiva CS, Chauhan SK, et al. TFOS DEWS II Pathophysiology Report. Ocular Surface. 2017.

[4] Moon JH et al. Association between video display terminal use and dry eye disease. J Pediatr Ophthalmol Strabismus. 2014.

[5] Corriere della Sera Salute – Verità e falsi miti sulla vista.

[6] Jones L et al. TFOS DEWS II Management and Therapy Report. Ocular Surface. 2017.

[7] Wolkoff P. External eye symptoms in office workers. Int Arch Occup Environ Health. 2008.

[8] Nichols KK et al. TFOS International Workshop on Contact Lens Discomfort. Invest Ophthalmol Vis Sci. 2013.

[9] American Optometric Association – Computer Vision Syndrome.

 
 
 

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