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Quando si parla di sintomi dell’occhio secco, ci si trova spesso immersi in un mare di consigli non richiesti, rimedi “fai da te” e convinzioni radicate che, purtroppo, non hanno fondamento scientifico.
Fare chiarezza è fondamentale! In questo articolo esploreremo i 10 falsi miti più diffusi, fornendo consigli pratici su come prendersi cura dell’occhio secco in modo efficace, andando oltre ai tanti (…troppi) luoghi comuni che si sentono dire.
Prima di passare ai miti, è fondamentale aprire una breve parentesi sui sintomi dell’occhio secco. Non si tratta solo di “sentire l’occhio asciutto”. Molte persone riferiscono fastidio alla luce (fotofobia), sensazione di corpo estraneo e persino dolore [1].
Sapevi che esiste una correlazione tra occhio secco e mal di testa? La tensione oculare costante può infatti irradiare il dolore alle tempie o alla fronte [1].
Inoltre, è frequente avvertire un particolare disagio come l’occhio secco al risveglio, segno che durante la notte la protezione lacrimale non è stata sufficiente [2].
Ma torniamo a noi, dicevamo: ci sono falsi miti e credenze da sfatare legati a questa patologia, di seguito ne abbiamo raggruppati 10.
Questo è forse il paradosso più comune. Molte persone lamentano di avere gli “occhi che piangono” in continuazione e non pensano che possa trattarsi di secchezza.
In realtà, si tratta di una lacrimazione riflessa: l’occhio, irritato dalla mancanza di lubrificazione costante, produce una grande quantità di lacrime acquose.
Tuttavia, queste lacrime sono di scarsa qualità ed evaporano troppo velocemente lasciando la superficie oculare nuovamente scoperta [1,3].
Sebbene l’invecchiamento e i cambiamenti ormonali siano fattori di rischio significativi, oggi l’incidenza è elevata anche tra i più giovani.
I motivi? Un esempio è dato dal legame tra occhio secco e computer: passare molte ore davanti agli schermi riduce drasticamente la frequenza dell’ammiccamento (il battito di ciglia) , impedendo la corretta distribuzione del film lacrimale [4,5].
Non tutti i prodotti sono uguali. Pensare che “un collirio valga l’altro” è un errore che può rallentare il miglioramento della secchezza oculare.
Esistono formulazioni specifiche (come gel e soluzioni a base di acido ialuronico) e la scelta dipende dalla causa della secchezza oculare.
In questo caso specifico, è importante prediligere un collirio per occhio secco senza conservanti, poiché queste sostanze, se usate a lungo, possono irritare ulteriormente la superficie oculare già compromessa [6].
Si sente spesso dire che, una volta iniziato l’uso di sostituti lacrimali, l’occhio “smetta di lavorare” da solo. Non è così. Le lacrime artificiali non inibiscono la produzione naturale, ma integrano ciò che manca per proteggere la superficie oculare e riducono possibili infiammazioni [1,6].
Se hai sentito parlare di casi in cui le persone non hanno più smesso di utilizzare colliri, il motivo spesso è che dietro a quel “semplice” occhio secco c’è una causa sottostante che persiste (come ad esempio una disfunzione delle ghiandole di Meibomio).
Falso! Al contrario, il binomio occhio secco e aria condizionata (o riscaldamento eccssivo) rappresenta una delle principali cause di peggioramento dei sintomi. Questi sistemi deumidificano l’ambiente, e possono accellerare l’evaporazione della lacrima. [7]
In questi casi, contro l’aria secca è utile seguire accortezze specifiche, come l’uso di umidificatori o una protezione oculare più intensa.
È un timore comune, ma non del tutto vero. Sebbene le lenti possano assorbire parte del film lacrimale peggiorrando la secchezza, oggi esistono materiali e strategie di lubrificazione che permettono l’uso delle lenti in sicurezza [8].
Vorresti saperne di più? Abbiamo scritto un approfondimento su occhio secco e lenti a contatto per aiutarti a capire come gestire questa combinazione senza rinunciare alla comodità.
L’arrossamento è un segnale generico. Quindi sì, da un lato è un sintomo piuttosto comune, ma dall’altro può nascondere delle problematiche. Ad esempio, è possibile sviluppare una vera e propria congiuntivite da occhio secco, dove l’infiammazione diventa cronica.
Morale? Mai sottovalutare un occhio costantemente rosso senza il parere di uno specialista! [6]
Esiste molta curiosità intorno ai trattamenti naturali per l’occhio secco. Sebbene, insieme a una corretta idratazione possano offrire un sollievo temporaneo, raramente sono sufficienti a trattare una condizione così complessa.
È importante distinguere tra sollievo temporaneo e terapia, evitando di affidarsi esclusivamente ai cosiddetti rimedi della nonna per l’occhio secco quando è necessaria una protezione clinica. [6]
Questo è un mito legato più all’affaticamento visivo che alla secchezza. Leggere in condizioni di scarsa illuminazione costringe i muscoli oculari a un lavoro extra (astenopia), ma non altera direttamente la produzione di lacrime. [5]
Tuttavia, se durante la lettura si tende a non sbattere le palpebre, il senso di secchezza aumenterà, ma la causa resta la mancanza di ammiccamento, non la luce!
Considerare l’occhio secco come un disturbo minore può essere rischioso. Si tratta di una patologia della superficie oculare che può addirittura diventare cronica e multifattoriale. Non è una condizione che svanisce da sola: richiede una gestione attenta e costante nel tempo.[1].
La prevenzione e la diagnosi corretta sono fondamentali. Se la sensazione di fastidio persiste, se la visione diventa annebbiata o se il dolore aumenta, allora forse è il caso di rivolgersi a un professionista.
La valutazione di uno specialista permetterà di identificare se la secchezza è dovuta a una scarsa produzione (iposecrezione) o a un’eccessiva evaporazione (ipersecrezione), indirizzando verso la terapia più idonea.[1,6].
E ricorda sempre: prenderti cura della tua vista significa non ignorare i segnali che gli occhi ti inviano e, soprattutto, non affidarti a credenze infondate!
Medico chirurgo specializzata in Oftalmologia, ha maturato la propria esperienza presso l’Università degli Studi di Siena, occupandosi di attività ambulatoriale e chirurgica in ambito oftalmologico. Leggi la biografia completa.
[1] Craig JP, Nichols KK, Akpek EK, et al. TFOS DEWS II Definition and Classification Report. Ocular Surface. 2017.
[2] American Academy of Ophthalmology (AAO) – Dry Eye Syndrome.
[3] Bron AJ, de Paiva CS, Chauhan SK, et al. TFOS DEWS II Pathophysiology Report. Ocular Surface. 2017.
[4] Moon JH et al. Association between video display terminal use and dry eye disease. J Pediatr Ophthalmol Strabismus. 2014.
[5] Corriere della Sera Salute – Verità e falsi miti sulla vista.
[6] Jones L et al. TFOS DEWS II Management and Therapy Report. Ocular Surface. 2017.
[7] Wolkoff P. External eye symptoms in office workers. Int Arch Occup Environ Health. 2008.
[8] Nichols KK et al. TFOS International Workshop on Contact Lens Discomfort. Invest Ophthalmol Vis Sci. 2013.
[9] American Optometric Association – Computer Vision Syndrome.